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Storia

La storia:
LEVICO (dal 1969 LEVICO TERME), è uno dei maggiori centri della Valsugana, si trova sulla riva sinistra del fiume Brenta, ai piedi del monte VETRIOLO, detto Monte Fronte.
Le origini di insediamenti stabili nella zona di Levico si possono ricondurre all'età del ferro (ritrovamenti sul Colle di S. Biagio), anche se un vero e proprio insediamento organizzato si ha solo in epoca romana, come testimoniato da ritrovamenti quali oggetti, monete ed anche un sarcofago di età imperiale, esposto sul corso principale.
La successiva presenza longobarda è citata in vari documenti e, anch'essa, in toponimi locali.
Nel 1027 con la donazione dell'imperatore Corrado II il Salico al Vescovo Udalrico II, fu istituito il Principato Vescovile di Trento, che comprendeva anche i territori di Levico. Com'era però comune all'epoca, l'assegnazione del potere temporale al Vescovo di Trento non implicava anche l'assoggettamento al potere spirituale dello stesso: infatti, Levico rimase parte della diocesi di Feltre fino al 1785.
Nel 1778 la Valsugana fu ceduta alla Casa d'Austria, e l'Imperatrice Maria Teresa prese possesso di Levico il 29 maggio dell'anno dopo.
Dopo due tremende epidemie di peste nel 1575 e nel 1636, nel settembre 1796 Napoleone, dopo aver vinto gli Austriaci nel Veneto, salì fino a Trento lungo la Valsugana, trovando una leggera resistenza austriaca proprio a Levico, definita, forse con lieve ironia, loco ameno et hospitale. Levico, poi, seguì le sorti del Trentino per quanto riguarda gli sconvolgimenti politici del periodo napoleonico e della Restaurazione.
Il 1º aprile 1894, Levico fu elevata al rango di città dall'Imperatore Francesco Giuseppe I, e nel 1896 saluta l'inaugurazione della Ferrovia della Valsugana. Durante la Prima guerra mondiale la città si trovava proprio sulla linea del fronte come tutta la Valsugana: l'evacuazione fu rapida, sia per motivi di sicurezza della popolazione che per ridurre sospettate collusioni irredentiste con "il nemico", e la popolazione venne dislocata in zone più interne dell'impero austro-ungarico.
La città fu duramente colpita dalle devastazioni della Grande Guerra e la ricostruzione procedette a rilento, anche prelevando indiscriminatamente materiali, particolarmente metalli, dai forti austriaci ormai in disuso, mandandone la maggior parte in rovina. Nella Seconda Guerra Mondiale Levico fu toccata solo in maniera relativa fino all'8 settembre 1943, quando Levico, insieme al resto del Trentino, entrà a far parte del cosiddetto Alpenvorland, annesso al Reich nazista. La città fu, curiosamente, scelta per ospitare il Comando generale della marina da guerra del Reich nonostante essa disti più di 150 km dal mare, e subì vari bombardamenti, di cui il più pesante avvenne nel marzo 1945 con la distruzione dello Stabilimento termale e dell'Albergo Regina, all'epoca uno dei più lussuosi e rinomati alberghi del Trentino, al cui posto venne costruito, negli anni '60, il nuovo palazzo delle Terme.


Fortificazioni Austro-Ungariche:
Nel Comune di Levico Terme si trovano varie fortificazioni Austro-Ungariche, costruite a difesa del confine meridionale dell'Impero.

Nel fondovalle si trova il Forte Col de le Bene, costruito tra il 1884 e il 1890 sul colle di San Biagio, a 660 metri di quota, costruito come opera gemella del Forte Tenna.
Sull'altopiano di Vezzena si trovano il Forte Verle e il Forte Vezzena; il Forte Verle si trova al bordo dell'omonima Busa, a 1506 metri, e serviva ad impedire un'eventuale avanzata italiana dalla Val d'Assa. Costruito tra il 1909 e il 1913, fu colpito pesantemente dall'artiglieria italiana durante il primo anno di guerra, ma non fu mai conquistato. Dopo l'avanzata austriaca del 1916 servì come posto di collegamento e osservazione. Il Forte Vezzena fu costruito tra il 1910 e il 1914 spianando la vetta della Cima Vezzena, a 1908 metri di quota, e serviva come forte di collegamento e punto di osservazione, data la sua posizione elevata, con un'ampia vista sia sugli Altopiani di Vezzena e Lavarone sia sull'Alta Valsugana.
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